Le adesioni permettono a questa rivista oltre confine di entrare ancora più in contatto con i suoi lettori

Cosa significa essere europei oggi? Are We Europe, una rivista paneuropea senza scopo di lucro, indaga il tema e prova a dare una risposta. Dopo aver creato un magazine cartaceo, uno storytelling multimediale e un’agenzia indipendente che produce contenuti, Are We Europe è passata a un modello di adesioni per rafforzare la sua comunità di lettori oltre i confini.

Abbiamo parlato con Stijn Frankfoorder, responsabile del programma di adesioni di Are We Europe, per esplorare insieme l’unione tra le adesioni e le vendite della rivista.

"Penso che le adesioni e le vendite di singole riviste possano coesistere." – Stijn Frankfoorder, Are We Europe.

Steady: Cominciamo con una breve panoramica del vostro progetto.

Stijn Frankfoorder: Are We Europe è iniziato nel 2016 perché volevamo raccontare un’Europa diversa. I media si concentrano spesso sul lato istituzionale dell'Europa, parlando di Bruxelles, della Brexit e del rapporto tra Europa e Stati Uniti. Noi volevamo fornire una contronarrazione, spostando i riflettori sugli esseri umani che danno forma all’identità europea. Questa è la ricerca che stiamo conducendo, ed è anche il motivo per cui l’intero progetto si chiama Are We Europe. È una domanda e un’affermazione insieme.

La questione che cerchiamo di risolvere è: cosa significa essere europei? E il modo in cui lo lo facciamo è attraverso il giornalismo e lo storytelling. Abbiamo una rivista cartacea che stampiamo quattro volte all'anno, storie digitali su diversi media, racconti audio e anche documentari. Tendiamo a concentrarci sul lato umano delle storie e ad affrontare temi diversi. Proprio ora stiamo lanciando un numero queer su sessualità, genere e uguaglianza. Cerchiamo di avere una prospettiva senza confini: per esempio, cosa significa essere queer in Polonia, ma anche in Spagna? E come si relazionano tutte le situazioni tra loro?

La rivista cartacea di Are We Europe è accompagnata da uno storytelling multimediale.

Come progetto partecipativo, senza confini, cosa rende il modello delle adesioni una buona scelta per Are We Europe?

Può essere davvero difficile capire cosa voglia dire essere europei. Quindi quello che volevamo iniziare era un club – non di persone che la pensano come noi, ma di persone dalla mentalità aperta, desiderose di scoprire insieme cosa significa essere europei.

Crediamo davvero nella stabilità offerta dalle adesioni. Ci fidiamo del fatto che i nostri membri siano qui per restare, perché abbiamo creato un legame con loro. Ed è questo che lo rende davvero prezioso per noi: il modello delle adesioni non è solo un flusso di entrate, ma anche un modo per noi di riflettere sul nostro lavoro, su ciò che stiamo facendo, sulla nostra posizione verso argomenti specifici. Tutto ciò è possibile perché siamo in conversazione con i nostri membri.

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Questa conversazione è importante almeno quanto l'aspetto finanziario. Abbiamo poco meno di 500 membri e li amiamo, amiamo dialogare con loro, amiamo sentire il loro feedback e amiamo sorprenderli. I membri ci garantiscono un flusso costante di entrate, ma anche l'opportunità di rimanere in contatto diretto con le persone per cui stiamo facendo tutto questo.

Come coinvolgete i membri nel vostro lavoro?

Abbiamo il nostro spazio di coworking a Bruxelles. Anche prima di iniziare il nostro programma di adesioni, ospitavamo molti eventi per la nostra comunità. Siamo davvero felici che le cose si stiano aprendo di nuovo, perché ci siamo affidati a questo modello proprio durante la pandemia. Avere di nuovo interazioni di persona è qualcosa che non vedo l'ora di fare.

https://youtu.be/9fbp6zcUCSs

Il video della campagna di adesioni di Are We Europe.

Invitiamo anche i nostri membri a partecipare alla linea editoriale. Per esempio, la questione queer è un argomento molto sensibile e che prendiamo sul serio. Abbiamo voluto coinvolgere i membri per condividere la loro opinione e competenze sull'argomento.

E abbiamo un gruppo Telegram in cui c'è un po' più di botta e risposta. Lì condividiamo link simpatici che spesso hanno a che fare con contenuti multimediali, l'Europa, la questione dei confini – questo tipo di temi. È così che coinvolgiamo i nostri membri dietro le quinte.

Avete altre fonti di reddito che combinate con le adesioni?

Sì, abbiamo ricevuto un paio di sovvenzioni. Poi abbiamo le vendite dovute alle riviste cartacee. Se stiamo parlando di entrate da lettori puri, allora direi che due terzi arrivano dalle adesioni e un terzo dalle vendite delle riviste singole.

Abbiamo anche AWE_studio. Quello che facciamo lì è aiutare altre organizzazioni, spesso fondazioni, istituzioni culturali e università, con diverse forme di storytelling. Molte volte si tratta di argomenti e temi che abbiamo esplorato anche nella nostra rivista. Questo è il nostro terzo flusso di entrate.

La rete di Are We Europe è composta da un team principale, un gruppo di freelance preferiti e poi una rete più ampia di 750 collaboratori.

Quante persone ci sono nella vostra squadra?

Al momento abbiamo un team principale di 14 persone, ma è praticamente l’intera squadra di Are We Europe. Questa include alcuni progetti che non sono per la nostra linea editoriale, ma dove collaboriamo con altri media. A volte mi capita di lavorare un giorno a settimana su alcune attività per lo studio, due giorni a settimana su un progetto specifico e poi due giorni sui canali di Are We Europe, quindi è tutto un po' sparpagliato. Ma nel complesso, la nostra squadra è composta da 14 persone, che lavorano più o meno a tempo pieno, con tre che lavorano part-time.

Poi abbiamo un gruppo di freelance preferiti: sono 15-20 liberi professionisti con cui lavoriamo abbastanza spesso. Hanno competenze specifiche che non abbiamo in casa. E poi, accanto a questo, abbiamo circa 750 freelance in tutta Europa – narratori, documentaristi, podcaster, ecc. Siamo davvero orgogliosi della nostra rete.

Come fate a far funzionare le adesioni insieme alla rivista cartacea?

Oltre a essere un'organizzazione basata sui propri membri, vendiamo anche riviste singole. Ma piuttosto che vederla come “piani di adesione contro vendite di riviste singole”, vedo le adesioni come uno strato sopra la rivista. Puoi fare esperienza della rivista leggendola, guardando le storie digitali, i documentari, l'audio, qualsiasi cosa. Ma si può anche dire, "Voglio avere di più", e questo è qualcosa che abbiamo davvero voluto facilitare, cominciando una conversazione con i nostri lettori. Penso che le adesioni e le vendite di singole riviste possano coesistere.

Com'è stata la vostra esperienza con Steady?

Steady è uno strumento abbastanza facile da implementare. È una soluzione tecnica che non saremmo stati in grado di costruire da soli. In appena un paio di giorni è possibile creare un'esperienza di adesioni completa.

Sono sempre in grado di confrontarmi con il team per parlare di un problema che sto avendo o di idee per migliorare. Steady sa ascoltare e lo apprezzo molto. 

Chiunque può diventare membro di Are We Europe su Steady e unirsi al loro club di europei dalla mentalità aperta.

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