“Siamo creativi e abbiamo bisogno di soldi. Ora basta avere paura di chiederli”

Dopo aver collaborato con grandi nomi, gal-dem ha scelto di essere finanziata dai suoi lettori.

Liv Little, fondatrice di gal-dem.

La rivista indipendente gal-dem rappresenta le voci delle donne di colore dall’identità non binaria, sia online che nella sua versione annuale cartacea. In soli cinque anni, gal-dem è diventata una vera e propria attività editoriale, in grado di superare diverse fasi di finanziamento e di collaborare con realtà importanti come il Guardian e il V&A Museum. Soprattutto grazie al suo messaggio inclusivo che va al di là delle pagine della rivista.

Ora gal-dem ha scelto di essere finanziata dai propri lettori tramite Steady, il che darà ancora più importanza alla sua comunità. Vanessa Ellingham ha parlato con la fondatrice Liv Little delle ambizioni di gal-dem e del suo voler considerarla un’attività imprenditoriale a tutto tondo.

Steady: Per pubblicazioni come gal-dem che si impegnano a colmare un vuoto di rappresentazione, che significato ha essere finanziati dai propri lettori?

Liv Little: È un’esperienza davvero intensa! La nostra ambizione è arrivare a un punto in cui le entrate dei lettori sostengano una fetta ancora più significativa delle nostre spese generali. Come attività imprenditoriale che ha a cuore il bene della propria comunità, ma anche come spazio che sostiene e lavora con i propri lettori, per poi essere anche finanziati da loro… non si può chiedere di più.

Insieme alla rivista online e alla sua versione cartacea, gal-dem produce anche un podcast con ospiti come la produttrice televisiva Michaela Coel.

Ci piace pensare di aver prodotto un lavoro così grandioso da portare le persone a credere in noi e a sostenerci, insieme a tutti i fantastici vantaggi che offriamo. Abbiamo una relazione abbastanza forte con la nostra comunità. Non la osserviamo passivamente, ma ci viviamo dentro. Penso che questa sia un’ottima ragione perché le persone ci sostengano.

Perché è importante che gal-dem sia un’attività imprenditoriale, piuttosto che un’iniziativa no-profit, un progetto secondario o qualcos’altro?

gal-dem è qualcosa che ho cominciato mentre mi destreggiavo in altri impegni lavorativi. Ad un certo punto ho avuto due lavori a tempo pieno, e uno di questi — quello più importante — era gal-dem. Tutto ciò non era decisamente sostenibile, anche solo per il mio benessere mentale.

Per realizzare qualcosa che duri nel tempo — se vuoi davvero distinguerti dagli altri e creare un lascito per il futuro –, è importante dare al tuo progetto una struttura solida.

Penso che sia meraviglioso il modo in cui gal-dem sia cresciuta a livello organico. Ma si arriva presto a un punto dove non puoi fare tanto altro, senza risorse. Il mondo è quel che è. Hai bisogno di soldi per pagare le persone e per avere il tempo necessario per sviluppare il progetto e crescere.

Quanto è grande il vostro team e come è cambiato nel tempo?

Siamo in nove e presto arriveremo a undici. Abbiamo un team per la parte editoriale e un altro per la sezione commerciale, responsabile delle finanze dell’organizzazione. Ai primi tempi, l’organizzazione di gal-dem era molto diversa e avevamo molte più persone che scrivevano e contribuivano con i loro pezzi, ma non era così strutturato come ora.

La festa di inaugurazione di gal-dem nel 2015.

Gestire il lavoro è qualcosa che avete dovuto imparare man mano che si andava avanti? O avevate già avuto esperienze che vi hanno aiutato con gal-dem?

No, abbiamo imparato un sacco di cose strada facendo. Sono fortunata ad avere una madre che ha trascorso gli anni più recenti della sua carriera ad aiutare giovani provenienti da contesti difficili a creare impresa. Da questo punto di vista sono stata aiutata. Mia madre è fantastica quando si tratta di scrivere un progetto, un’offerta…. Ma penso che ci sia anche molto da imparare direttamente sul campo: sperimentare e avere mentori è davvero importante.

Sono quel tipo di persona che si iscrive a ogni corso e si confronta con quante più persone possibili, persone che hanno avuto esperienze simili alla mia o hanno creato una piattaforma. Molte di queste hanno a loro volta una pubblicazione. Non sono solo dei mentori che lavorano nel settore da più tempo, ma anche miei pari.

So che Gay Times è su Steady e il loro CEO Tag [Warner] è un mio carissimo amico. Penso che sia importante avere il supporto di una rete, perché gestire un’attività imprenditoriale è davvero dura. A volte sembra che non ti sia permesso ammetterlo, ma è difficile: hai tantissime pressioni e responsabilità, sia finanziarie che di altre persone.

Non succede niente che non sia connesso a qualcos’altro. Sei un prodotto del tuo ambiente, dell’aiuto che ricevi, della tua squadra, della tua famiglia e dei tuoi amici — le reti che hai intorno a te. Non avevo mai fatto una raccolta fondi o richiesto finanziamenti prima di gal-dem. Queste sono cose spaventosamente grandi da fare e le probabilità giocano a tuo sfavore, specialmente se sei una donna nera queer che gestisce un’attività. Tutto è possibile, ma è dura.

Che tipo di feedback avete ricevuto dai lettori sul vostro programma di adesione e sui vantaggi che offrite?

La gente adora la newsletter settimanale, che contiene riflessioni da parte dei membri del team. E ci sono sempre delle persone che twittano o che ci fanno sapere come la pensano. Ogni volta che escono nuovi contenuti, ho una coppia di amici che mi scrive: “oh mio Dio, questo ha davvero colpito nel segno”.

https://youtu.be/EdwBeRBry3o

Abbiamo anche una newsletter bisettimanale sul benessere, gestito da esperti che offrono contenuti e risorse solo per i nostri membri. La risposta all’iniziativa è stata meravigliosa, in particolar modo durante questo periodo, dove la salute mentale è messa a dura prova.

Abbiamo avuto anche incredibili eventi solo per i membri, come il workshop di scrittura con Bernardine Evaristo, vincitrice del Booker Prize. In più, condividiamo offerte e opportunità sulle nostre liste broadcast di WhatsApp — le persone hanno risposto positivamente anche a questo.

Questa si che è musica per le nostre orecchie! Per concludere, hai qualche suggerimento per gli editori che stanno considerando il modello di adesione?

Se avete una proposta forte, è un gioco da ragazzi. Se siete una rivista con uno scopo, un punto di vista incisivo, che dice quel che pensa, senza filtri… Se avete una comunità ben definita, un pubblico o una rete di persone che partecipano ai vostri eventi, vengono coinvolti dai vostri contenuti o interagiscono con voi online, allora avete un punto di partenza.

Se sapete che il vostro pubblico potrebbe aver bisogno di aiuto per poter sostenere il costo di un’adesione, esistono modi intelligenti per andargli incontro. Altri membri potrebbero pagare in anticipo, o voi potreste sovvenzionare un certo numero di adesioni.

Ma il lavoro che produciamo è un impegno che costa. Siamo creativi e abbiamo bisogno di soldi. Ora basta avere paura di chiederli.

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