Rappresentazioni più inclusive nei media: ecco la mission di questi 5 progetti

Realtà come GAY TIMES e gal-dem si impegnano ogni giorno ad affrontare la mancanza di diversity e inclusion nel proprio settore. Ecco come un modello basato sulle adesioni permette alle loro comunità di sostenere questa missione.

Esra Karakaya conduce il talk show online Karakaya Talks.

La conduttrice di talk show online Esra Karakaya non ne poteva più: basta cercare di soddisfare le richieste editoriali di finanziatori di terze parti! Secondo la sua esperienza, le loro motivazioni di profitto si scontravano regolarmente con il bisogno di una rappresentazione più inclusiva nei media. Per una produttrice come Karakaya, tutto ciò è parecchio frustrante, dal momento che il suo progetto Karakaya Talks è fatto da, per e sui millennial che appartengono alle minoranze visibili in Germania.

Ecco perché Karakaya si è affidata a un modello basato sui finanziamenti degli spettatori. Questo permette a lei e al suo team di raccontare questioni che potrebbero non fare notizia, ma che sono gli argomenti che importano davvero alla comunità dello show. Episodi recenti hanno trattato temi come l'identità queer-musulmana, il razzismo anti-asiatico in risposta all'epidemia di coronavirus a Wuhan, e il blackfishing, un fenomeno in cui i bianchi cercano di farsi passare per neri nel tentativo di trarre profitto da un vantaggio sociale percepito.

Per offrire le adesioni, Karakaya si affida a Steady, dove quasi 400 dei fan più fedeli dello spettacolo pagano una quota ricorrente, di solito mensile, per sostenere la continuità del progetto e per far sì che gli argomenti che hanno a cuore abbiano la priorità.

"Ricevere finanziamenti dagli spettatori ci offre un diverso tipo di libertà e indipendenza, che non avremmo se fossimo finanziati solo da un'istituzione". – Esra Karakaya

Karakaya conosce molto bene questa differenza: Karakaya Talks è stato trasmesso su YouTube in modo indipendente all'inizio, prima di essere selezionato dall'emittente pubblica tedesca WDR per un certo periodo. Quando la collaborazione è giunta al termine, lo spettacolo è tornato su YouTube, la sua prima casa, dove il piccolo team è ora sostenuto dai suoi stessi membri.

Il modello delle adesioni ha anche permesso a Karakaya di avvicinarsi alla sua comunità. "Amo il fatto che la comunicazione rimanga all’interno del pubblico di riferimento e del content creator," racconta, "e che non avvenga con terze parti che non sono direttamente coinvolte e spesso non sanno neppure cosa significhi essere parte di quel determinato gruppo."

Karakaya e il suo team si confrontano anche con i membri paganti su ciò che vorrebbero dallo show. "Le adesioni ci hanno dato l'opportunità di parlare con loro per capire cosa vogliono, di cosa hanno bisogno, e la possibilità di creare un prodotto che sia davvero rilevante per loro, come millennial provenienti da minoranze visibili." Karakaya nota come il panorama dei media tedeschi non solo manchi di rappresentazioni di persone di questo gruppo, ma anche di media che siano fatti su misura sui loro interessi.

"Il modello di business delle adesioni ci permette di creare, facilitare e coltivare una comunità," dice. E questo porta con sé un nuovo livello di responsabilità verso gli spettatori. "Se non facciamo ciò che loro pensano che dovremmo fare, o se non manteniamo ciò che abbiamo promesso, hanno il potere di ritenerci responsabili annullando il loro sostegno."

Il modello delle adesioni: il futuro dei media indipendenti

Liv Little, fondatrice della rivista online britannica gal-dem, dice che per pubblicazioni come la sua che lavorano attivamente per colmare i vuoti di rappresentazione – nel loro caso, sostenendo le donne e le persone dall’identità non binaria appartenenti alle minoranze visibili – essere finanziati direttamente dai lettori è "un’esperienza davvero intensa!”.

La rivista è attualmente finanziata da un mix di partnership a pagamento e, sempre di più, dai contributi delle adesioni. gal-dem è sulla buona strada per riunire 3000 membri che pagano tra le 4,99 e le 14,99 sterline per sostenere il progetto ogni mese.

“Il nostro obiettivo è arrivare a un punto in cui le entrate dei lettori sostengano una fetta ancora più significativa delle nostre spese generali," spiega. "Il modello delle adesioni è qualcosa che stiamo cercando di far crescere. È davvero il futuro per molte pubblicazioni indipendenti."

Tag Warner, CEO della pioneristica rivista LGBTQI+ Gay Times, è d'accordo. "Personalmente penso che questa sia la strada da seguire per i media," sostiene. "Quando si osserva il panorama delle entrate pubblicitarie digitali – una volta viste come una sorta di gallina dalle uova d'oro dei media – e ci si accorge che si sta disintegrando davanti ai nostri occhi, quando stiamo guardando un mondo in cui la pubblicità stampata è quasi completamente scomparsa, allora stiamo guardando un mondo in cui anche i contenuti di marca vengono spremuti con mezzi diversi attraverso le logiche delle agenzie."

"La vera strada da seguire per noi è un modello finanziato dai lettori, e siamo entusiasti di averlo sviluppato." – Tag Warner, GAY TIMES

Invitare la propria comunità a pagare

Little racconta che da gal-dem, i contributi delle adesioni vengono usati per finanziare molti più contenuti originali, prodotti dai membri della comunità a cui la rivista cerca di dare visibilità e spazio. "Ciò in cui investiamo di più sono le persone di talento nelle nostre comunità," dice. "La commissione del lavoro, i contenuti video, i costi del personale, i costi dei freelance. Ogni singolo centesimo va nel contenuto che produciamo.”

https://steadyhq.com/it/rivista/posts/40276bb0-e990-4d00-8480-bb0eddaf493f

Tra i media maker che si impegnano a colmare le lacune di rappresentazione, spesso non c’è riconoscimento: il lavoro svolto viene mal pagato, se non proprio pagato per nulla. Ecco perché Raul Krauthausen usa i contributi delle adesioni che guadagna attraverso Steady per pagare altri nella sua comunità, che possano lavorare al suo fianco.

Krauthausen è il più noto attivista tedesco per i diritti delle persone disabili. Ha lavorato negli ultimi 20 anni per portare i problemi e le voci della sua comunità sui canali mainstream.

Krauthausen chiarisce fin da subito con i suoi membri dove andranno a finire i loro contributi mensili. "Non si tratta del mio stipendio," racconta, "si tratta di pagare tutte le persone coinvolte in questo lavoro." Così facendo, evidenzia la necessità che questo lavoro sia finanziato in modo più adeguato.

Alcuni media maker offrono vantaggi esclusivi o contenuti bonus in cambio del contributo dei membri. Ma la strategia di Krauthausen è di rendere tutto ciò che produce – dagli articoli alle newsletter e un talk show online – disponibile gratuitamente.

Raul Krauthausen, attivista per i diritti delle persone disabili. 📸: Andi Weiland

“Tutto quello che faccio dovrebbe essere accessibile a tutti gratuitamente," spiega. "Se qualcuno crede nel valore del mio lavoro, può sostenermi regolarmente in piena libertà. È la mia filosofia personale, perché lavoro per chi non ha privilegi, per chi magari non può permettersi quello che faccio e non dovrebbe neppure pagare perché non viene rappresentato."

"Sono abbastanza consapevole che le persone che si impegnano come membri fanno già parte della mia bolla," dice, "quindi non sono loro quelli che voglio convincere o informare con le mie notizie, pensieri o scritti. Si tratta piuttosto di raggiungere un pubblico più ampio, come quello mainstream.”

Sfidare il mainstream

Questa mancanza di rappresentazione mainstream rimane una sfida fondamentale per voci come Krauthausen. "La parte più difficile è raggiungere un pubblico più ampio ed essere pagati per questo," racconta. E quando finalmente le persone dei gruppi sottorappresentati raggiungono il mainstream, devono ancora affrontare molte sfide.

"Molto spesso, le persone con disabilità o le persone che appartengono alle minoranze visibili sono state prese di mira dai media tradizionali," racconta Krauthausen. Trovano che le loro storie più sensazionalistiche vengano prontamente consumate, "ma quando vogliamo parlare di altre cose, e non solo della nostra sofferenza o di storie di ispirazione, allora non veniamo pubblicati."

Come esperto di media di un gruppo sottorappresentato, questo può rendere molto difficile fidarsi della parte mainstream dell'industria che, allo stesso tempo, si vuole raggiungere così disperatamente.

L'anno scorso, il podcaster Frank Joung ha scoperto con sorpresa che il gigante dello streaming Spotify stava lanciando una produzione originale, che suonava stranamente simile al suo show: un podcast di interviste che raccontava le storie di chi era migrato in Germania.

"Naturalmente, il fatto che Spotify sia anche solo interessato a questo tipo di tematiche dimostra che le storie di migrazione hanno il potenziale per essere viste come mainstream," racconta. "Ma sono curioso di sapere se le piattaforme più grandi siano davvero interessate al contenuto o se cerchino solo di seguire una tendenza. Alla fine, per Spotify e altre piattaforme, ciò che conta di più sono i numeri: reach e click.”

Joung, che produce il podcast Halbe Katoffl, racconta che l'indipendenza ottenuta grazie ai suoi membri paganti gli permette di rimanere fedele alla sua mission e di evitare le logiche aziendali. "Amo il fatto di essere indipendente e di non dover rendere conto a nessuno," dice. "Non sento la pressione di raggiungere qualche numero a caso o di compiacere i miei capi o una redazione." Ma c'è sempre un compromesso. "Potrei non avere la stabilità finanziaria o qualsiasi altra possibilità che i media tradizionali potrebbero fornire."

https://blog.steadyhq.com/halbe-katoffl-chi-pagherebbe-per-un-podcast-gratuito-15668aee5baf

Tuttavia, dice che senza le adesioni e la possibilità di guadagnare qualcosa dal progetto, "la decisione di lanciare un podcast da zero sarebbe stata molto più difficile. Chi lo sa? Forse non sarebbe neanche mai successo. Il modello basato sulle adesioni mi permette di guadagnare soldi direttamente dagli ascoltatori – e per gli ascoltatori è un ottimo modo per ricambiare ed esprimere gratitudine. Quindi è una vittoria per tutti.”

Liv Little di gal-dem è d'accordo. "Come attività imprenditoriale che ha a cuore il bene della propria comunità, che dà spazio alle voci che arrivano proprio da lì, sostenere quelle stesse persone, lavorare e imparare da loro, per poi essere anche finanziati da loro… non si può chiedere di più. È tutto ciò che conta.”