In questo numero di MicroMega+ vi proponiamo la terza intervista della serie “La politica che (non) c’è” (le precedenti: a Fabrizio Barca e Chiara Saraceno): “E se fosse l’associazionismo civico la via d’uscita dalla crisi della rappresentanza?”. Una conversazione di Daniele Nalbone con Marco De Ponte – segretario generale di Action Aid Italia – su prepolitica, politica, attivismo, network e mobilitazione. Sullo sfondo, la crisi dei partiti. Al centro, la differenza tra “democrazia” e “qualità della democrazia”.

Un libro di recente pubblicazione in italiano raccoglie 36 storie che raccontano la brulicante imprenditoria informale di Bombay, che procura qualunque bene o servizio attraverso reti ufficiose fatte di contatti e reciprocità. Ingrid Colanicchia ha intervistato la curatrice Lisa Björkman: “Bombay Brokers. Metropoli e creatività culturale”.

Con oltre 11 mesi di sciopero a oltranza e picchetti davanti ai cancelli della Texprint di Prato, 18 lavoratori di origine pakistana, senegalese e cinese, sostenuti dal sindacato Si Cobas, sono diventati protagonisti di una nuova epopea contro lo sfruttamento. Il reportage di Maurizio Franco: “Mai più schiavi, vogliamo una vita più bella’. La lotta esemplare degli operai della Texprint”.

Il 20 gennaio 1942 a Wannsee, a sudovest di Berlino, una riunione segreta tra alti ufficiali delle SS e rappresentanti del Partito nazista e dell’amministrazione statale del Terzo Reich, sancì l’attuazione della “soluzione finale della questione ebraica in Europa”. Il racconto di Gabriele D’Ottavio: “Wannsee, luogo della memoria del Novecento”.

La scuola pubblica del futuro dovrebbe mettere al centro l’allievo e non relegare ai margini il docente, aumentare gli spazi fisici (aule) e quelli relazionali, vivere meno di carte e più di didattica. E soprattutto – come evidenzia Teresa Simeone nell’articolo “Scuola, pandemia e futuro” – dovrebbe superare lo spirito concorrenziale tipico del modello aziendalistico.

Per una cittadinanza europea digitale. Un manifesto in dieci punti”: Martin Gak spiega come l’Unione Europea può strappare il controllo di internet al settore big tech e trasformare la sfera digitale in una forza per promuovere i suoi valori.

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