Crisi climatica, Sud Italia, individualismo vs partecipazione attiva sono i temi al centro dell’intervista di Daniele Nalbone – la settima della serie “La politica che non c’è” – al missionario Alex Zanotelli, che apre questo numero di MicroMega+: “‘Dio non verrà a salvarci’”. “Massacri”, “genocidio”, “torture”, “crimini contro l’umanità”: questi termini sono diventati talmente frequenti da non destare più alcuna reazione. Come sottolinea Marco d’Eramo (“La politica delle atrocità”) mai ci fermiamo però a considerare che fino alla fine dell’Ottocento queste categorie erano totalmente estranee al discorso politico. Raro oggetto d’indignazione morale non erano argomento per intraprendere azioni politiche o militari. Breve storia di come l’atrocità ha ottenuto diritto di cittadinanza nel discorso politico. Carlo Lucchesi individua nella ricostruzione dell’unità e dell’identità del mondo del lavoro quale soggetto antagonista (e nel processo di partecipazione attiva a questo fine necessario) il terreno ideale per la rinascita di una sinistra politica di nuovo dotata del suo tratto imprescindibile: il radicamento nel lavoro (“Il mondo del lavoro come soggetto antagonista”). Perché lavoriamo tanto e spesso molto più del necessario? Sono le domande alle quali cerca di rispondere Ståle Wig nell’articolo “I nostri antenati lavoravano di meno e avevano una vita migliore. Cosa stiamo sbagliando?”: perché in un'epoca di indicibile prosperità e crisi esistenziale, è tempo di ripensare il lavoro. Nella storia delle battaglie del movimento operaio un posto di rilievo lo occupa quella per l'introduzione delle 150 ore per il diritto allo studio, vinta nel 1973. Di quella rivoluzione, che pose al centro la formazione culturale di ogni individuo e gli strumenti per il pieno dispiegamento delle energie umane, così come sancito dalla Costituzione, ci parla Maurizio Franco (“‘Anche l'operaio vuole il figlio dottore’”). Chiude questo numero di MicroMega+ la riflessione del pastore valdese Alessandro Esposito sulla crisi del cristianesimo alla luce del pensiero del filosofo cubano Raúl Fornet-Betancourt (“Una lettura interculturale della crisi del cristianesimo”). Buona lettura!

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