Prossima uscita “Imparare Facendo”
Ci stiamo lavorando e uscirà per fine aprile il libro con tutti gli interventi della giornata seminariale del 25 gennaio a Viverone.

Per darvi qualche assaggio, anticipiamo parti degli interventi che troverete nel libro “Imparare Facendo”.
Esaltare e non distruggere

[…] sono un maestro elementare, ma da sette anni insegno in un CPIA a Milano. Quindi insegniamo italiano come seconda lingua. La maggior parte dei nostri studenti sono immigrati, per motivi di lavoro o per pessime o pericolose condizioni di vita nel loro Paese. La maggior parte di loro sono: badanti, lavapiatti, camerieri, domestiche, rider, uomini o donne delle pulizie in uffici, alberghi... Lavori duri, poco retribuiti, con un lungo orario. Diversi di loro sono ingegneri, professori, contabili, nel loro Paese. Così è. Spiego loro che la nostra scuola, pubblica, deriva direttamente dalle 150 ore (mi rifaccio anche alla meravigliosa esperienza dell'Umanitaria), ottenute grazie a formidabili lotte avvenute negli anni '70. Queste scuole, diffuse su tutto il territorio, sono figlie di quei diritti che in quegli anni erano cresciuti. Certo, per loro, non vi è alcun riconoscimento di questo studio all'interno del loro orario di lavoro, ma è pur sempre una scuola totalmente gratuita e di qualità, che non c'è in tutti i Paesi. Mi ricollego al fatto che, avendo lavorato e viaggiato parecchio all'estero, mi sono sempre più reso conto che il patrimonio della scuola pubblica in Italia è qualcosa di raro e di alta qualità. Certo questa è stata fatta a fettine negli ultimi 25 anni e le scuole private sono crescite di conseguenza, ma si mantiene ancora un discreto livello.
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Quando sono diventato maestro elementare il mio lavoro era incentrato sul gioco, gioco per sperimentarsi, per "mettersi in gioco", per relazionarsi, uscire da scuola, andare a fare gite, ma anche solo per divertirsi e, banalmente, venire a scuola volentieri. Questo era visto da diverse colleghe e genitori come "non fanno nulla", "voi giocate e basta". In realtà uscivo certo dagli schemi, ma i risultati erano ottimi, la vivacità intellettuale e critica dei bimbi era alta. Se allora avevo pochi genitori che si mettevano "di traverso", ora, con il forte spostamento culturale che c’è stato in questi ultimi 25 anni, sarei in un nugolo di difficoltà, per questo, sono sincero, sono ben contento di essere passato agli adulti.
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Per terminare, come "traghettare" queste esperienze che vengono da lontano perché non rischino di rimanere "nostalgie" o discorsi residuali, marginali?Potremmo produrre del materiale (opuscoli o video) che raccontino, che stimolino, che facciano vedere tutto il "possibile" in ambito educativo, per ridare vitalità, energia, forza e anche, perché no? Amore, come diceva, la dirigente poco fa, nelle nostre istituzioni, che rischiano invece di essere luoghi dove la burocrazia, i "timori", la disillusione, l'ansia, regnano sovrani. Concludo riprendendo un altro intervento di stamattina: bisogna tornare a far sentire agli insegnanti, alle insegnanti, la grande responsabilità che hanno. Bisogna riprendersela e non continuare a dire che "la società ci ha messo nell'angolo, screditato, svalutato". Dobbiamo sapere che abbiamo "la possibilità di esaltare o distruggere un bambino o una bambina". Facciamo in modo di esaltarli ed esaltarle.