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Fuori la cultura dentro la famiglia

di Giuseppe Paschetto

Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo d’istruzione del ministro Valditara si nota un netto cambiamento di rotta che rompe la continuità sostanziale che aveva caratterizzato le Indicazioni nel periodo precedente, dal 2007 ad oggi con alcuni ritocchi nel 2012 e 2018 ma senza grosse modifiche dell’impianto che metteva al centro “Scuola, persona e cultura” ora la cultura è sparita sostituita dalla triade “Scuola, persona, famiglia”. Non siamo ancora a “Dio, Patria, Famiglia” ma siamo sulla buona strada a quanto pare.

Immagine di una casa a Donnaz con scritta muraria risalente al ventennio
By Uahlim - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3209486

Il nuovo impianto è nostalgico, antiquato, guarda più al passato che al presente e al futuro. Decisamente pare un grosso passo indietro. Il ministro non ha resistito alla tentazione di marcare il territorio, un territorio delicato in quanto riveste un'enorme importanza nella formazione dei giovani cittadini. Vediamo alcuni aspetti della scuola che ha in mente la destra. Innanzitutto la sostituzione del termine cultura con famiglia non è solo forma ma anche sostanza. La cultura era prima un obiettivo generale che avrebbe dovuto raggiungere la scuola mettendo al centro la persona. Ora, pur riconoscendo il ruolo importante della famiglia, pare che l’introduzione di questo termine cambi il paradigma e segni quasi un solco tra istruzione e educazione. C’è poi il posto di primo piano assunto dai contenuti rispetto ai metodi. Pare di assistere al ritorno dei programmi al posto dei curricoli, con una invasione di campo del ministero rispetto all’autonomia scolastica riconosciuta da oltre 25 anni. Si danno prescrizioni didattiche: imparare poesie a memoria, introdurre la Bibbia, ecc.

Uno degli aspetti più gravi è nel fatto che si ritenga che i bambini non debbano esercitare creatività, soprattutto in campo storico, non debbano esercitare senso critico, occuparsi della attendibilità delle fonti ma caso mai assorbire come unica verità da non mettere in discussione quello che dice l’insegnante e che c’è scritto nei libri. La lezione frontale con l’insegnante che spiega, utilizzando i libri che il Ministero farà riscrivere dalle case editrici, tornerà ad essere il modo per fare scuola rimandando indietro di decenni.

C’è poi l’enfasi messa sull’italianità. Educazione alla cittadinanza sì, ma alla cittadinanza italiana senza tenere conto che le classi sono sempre più interculturali e che il numero di alunni di origine straniera continuerà ad aumentare. O forse è proprio perché si tiene conto di questo che il Ministro ha deciso di dare una risposta del genere a questo fenomeno. Quindi storia dell’occidente, accento messo sulle radici greco-romane-giudaico-cristiane e alla larga dal confronto con la storia e e la cultura di altre parti del mondo in un mondo, che il ministro lo voglia o no, sempre più interconnesso e globale.

Per concludere questa prima analisi parziale delle nuove indicazioni emerge un quadro sconfortante fatto di contenuti invece che di metodo, di nostalgie italiche invece che apertura al mondo e alle sue molte culture, di apprendimento mnemonico invece che creativo e critico.

Un’unica consolazione: nel bene e nel male la comunità degli insegnanti ha dimostrato, forte anche delle prerogative della libertà di insegnamento e della normativa sull'autonomia scolastica, una grande resistenza ai cambiamenti e anche in questa nuova situazione c’è da scommettere che la scuola continueranno a farla loro mettendoci del proprio.  

Tópico Didattica