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Le newsletter sono il prossimo trend dei media indipendenti – ecco perché

Le newsletter permettono ai media maker di creare rapidamente una pubblicazione, costruire una comunità e guadagnare con le proprie passioni

Il trend delle newsletter è in crescita. Un numero sempre più alto di servizi sta cercando di facilitarne il business, offrendo agli editori la possibilità di guadagnare dal proprio lavoro.

Le newsletter sono una risposta alle innumerevoli preoccupazioni sollevate nei confronti dei social media: dalla sovrabbondanza di contenuti ai tempi di attenzione dei lettori sempre più ridotti, dalle richieste pubblicitarie irragionevoli al focus sui titoli clickbait, piuttosto che sulla qualità degli articoli.

Ma non solo: le newsletter offrono ai giornalisti anche la possibilità di staccarsi dalle redazioni e diventare capi di se stessi.

Ora ci sono servizi di newsletter dedicati, fatti su misura per le esigenze degli editori indipendenti. Negli ultimi mesi è sembrato che quasi ogni settimana una nuova grande azienda tech si interessasse a questo mondo e l'attenzione di simili realtà può significare solo una cosa: le newsletter sono il tema caldo del momento.

Perché così tanti giornalisti di successo stanno lasciando le redazioni per iniziare una propria newsletter?

L'autore della Silicon Valley Casey Newton ha lasciato The Verge l'anno scorso per iniziare la propria newsletter, portando con sé il suo pubblico. Ora i lettori pagano 10 dollari al mese per ricevere i suoi approfondimenti sul mondo tech direttamente nelle loro caselle di posta.

Ma non è stato il solo a intravedere il cambiamento e a scegliere di pubblicare una newsletter indipendente. Insieme a lui, infatti, possiamo trovare altri autori di spicco come Anne Helen Petersen, già di Buzzfeed; il giornalista investigativo Glenn Greenwald e Andrew Sullivan, che ha lasciato il New York Magazine; e altri esempi britannici, tra cui l'ex vice-direttore del New Statesman Helen Lewis e il giornalista culturale Ian Leslie.

Mentre le redazioni continuano a tagliare posti di lavoro, offrendo meno sicurezza e stipendi sempre più bassi, le newsletter forniscono ai giornalisti una valida alternativa per fare fortuna, con il sostegno dei lettori più devoti. Così facendo, gli autori più noti guadagnano molto di più ogni mese dalle loro newsletter che dai loro precedenti stipendi – in alcuni casi, decine di migliaia di euro al mese.

Gli esperti media tedeschi Dirk von Gehlen e Thierry Backes hanno identificato nelle newsletter il prossimo grande trend dei media. Lo stesso ha fatto Li Jin, ex partner della società di venture capital Andreessen Horowitz, citando le newsletter come parte della più ampia passion economy, la dimensione in cui chi crea contenuti digitali guadagna soldi facendo ciò che ama. Questa comprende una vasta gamma di attività imprenditoriali, che spaziano dall'insegnamento di corsi online alla pubblicazione di newsletter e podcast.

È probabile che la passion economy accolga ancora più creator, dal momento che la pandemia continua a cambiare le dinamiche e i luoghi del lavoro, e ciò che potrebbe darci un motivo per andare avanti, una volta che le restrizioni si saranno allentate.

Le newsletter sono destinate a giocare un ruolo fondamentale, non solo per i singoli autori, ma anche per intere redazioni. Gli stessi podcaster e videomaker stanno facendo uso delle newsletter per far sì che i loro contenuti arrivino in maniera più diretta agli occhi e alle orecchie delle loro comunità.

Allora, perché così tanti media maker stanno andando in questa direzione proprio ora? Ecco cinque ragioni per cui le newsletter sono la chiave per l’indipendenza.

Cambiano l'equilibrio del potere

Le newsletter permettono agli editori di rivendicare la propria autonomia da social media come Facebook e Twitter. Ciò libera gli editori dall’ansia di dover produrre contenuti che funzionino bene con gli algoritmi di queste piattaforme: spesso si sono preferite logiche clickbait alla qualità delle produzioni. E dato che gli algoritmi dei social si fanno più indecifrabili di anno in anno, i content creator hanno dovuto navigare a vista, incrociando le dita e sperando che i loro contenuti fossero visti anche solo in una piccola porzione del feed dei follower.

Il modello delle newsletter restituisce potere anche a un altro personaggio della storia, il pubblico. Le persone che ne fanno parte decidono quali pubblicazioni ricevere nella propria casella di posta, possono etichettare e filtrare le email nel modo che più preferiscono, o premere "disiscriviti" se non sono più interessati. In questo modo, i membri del pubblico selezionano le pubblicazioni che vogliono vedere crescere – ciò è ancora più vero quando si tratta di newsletter a pagamento, poiché scelgono di sostenere determinati progetti.

Trovare un pubblico è ancora compito dell’editore, ma gli interessi delle grandi aziende non sono più un ostacolo.

Offrono il meglio dei social media, senza la divisione

I social media sono stati introdotti con la premessa di unire le persone. Ma l'impegno si è presto rivelato un'arma a doppio taglio: da una parte, i vantaggi di trovare una comunità di persone affini; dall’altra, i conflitti e le divisioni, ormai comuni nelle conversazioni su Internet.

Le newsletter non impediscono l'interazione, perché si può sempre premere "rispondi" a una mail. Molti editori di successo hanno raccontato che i messaggi che ricevono qui tendono a essere molto più ponderati, rispetto ai commenti brevi e taglienti che spesso si trovano in rete. La differenza è che le newsletter veicolano un altro modo di entrare in contatto con gli altri – lontano dalla “performance di identità” sui social a cui ci si era ormai abituati – e creano l'occasione di un dialogo più attento tra chi legge e chi scrive.

Alcuni servizi di newsletter, tra cui Steady, offrono la possibilità di ospitare uno spazio ad hoc per la discussione. Ma proprio perché agli utenti è richiesto di registrarsi con il loro indirizzo email, si crea un luogo più sicuro e attento. Come editori, si mantiene il diritto di moderare il proprio spazio.

Riportano l'accento sulla qualità

In un primo momento, sui social chi cresceva più velocemente era chi produceva titoli clickbait e pubblicava con una frequenza serrata. Tuttavia, queste modalità erano spesso in contrasto con la creazione di contenuti ben fatti.

Le newsletter riportano il focus sulla qualità: è l'editore che determina il piano editoriale in base alle proprie esigenze. Produrre una sola newsletter a settimana, ma ben costruita –  piuttosto che innumerevoli articoli scritti male – è più soddisfacente sia per gli editori che per i lettori. È anche proprio ciò che giustifica i lettori a sostenere i progetti a cui tengono con un finanziamento regolare.

Il modello delle newsletter permette agli editori di approfondire gli argomenti che li appassionano davvero – infatti, in molti casi, più l'argomento è di nicchia, più la comunità è coinvolta. Allo stesso tempo, coloro che hanno qualcosa da dire, ma che non hanno mai scritto professionalmente prima, sono in grado di pubblicare i propri pensieri sul loro settore, aiutati dagli strumenti della newsletter che si prendono cura di tutto il contesto circostante (design, layout, distribuzione, pagamento). Così facendo, possono concentrarsi su ciò che conoscono meglio.

Alcuni editori hanno paragonato il ritorno delle newsletter ai giorni di gloria della blogosfera pre-social media. I blog erano altamente personalizzati, di nicchia e coinvolgenti. Le newsletter offrono tutto questo, più un semplice modello di distribuzione e la possibilità di fare soldi con il proprio lavoro.

Creano un'esperienza più consapevole

L'esperienza di chi legge newsletter è difficile da battere. È uno spazio personale, che può restare senza pubblicità, e al click facile o alla dipendenza da social promuove la lettura e la riflessione. Sono i lettori a decidere quali newsletter far arrivare nelle loro caselle di posta, mentre gli editori devono guadagnare la loro fiducia.

Se da una parte è molto facile cliccare "mi piace" o "segui" senza pensarci due volte, dall’altra iscriversi a una newsletter significa digitare un indirizzo email – il tempo necessario per fare una scelta deliberata e affidare all'editore i propri dati.

Questo significa che i lettori che offrono i loro indirizzi email sono davvero interessati ai tuoi contenuti – ciò vuol dire avere un pubblico coinvolto e disposto ad ascoltare ciò che hai da dire. Non hanno bisogno di essere convinti da un titolo a buon mercato, perché hai già guadagnato la loro fiducia.

Una relazione di questo tipo è una di quelle che anche i grandi editori stanno cercando di sfruttare. Prova ad aprire qualsiasi sito di notizie importante: troverai annunci per dozzine di newsletter quotidiane.

La casella di posta è diventata uno spazio molto ambito per l'affidabilità e la fiducia che rappresenta.

Pongono la passione al centro

L'indipendenza dalle redazioni più tradizionali permette agli editori di newsletter la libertà di immergersi in profondità negli argomenti che amano e creare le loro nicchie. Con la combinazione vincente di un pubblico ben definito e una guida appassionata, non è così difficile raccogliere un seguito. Newsletter popolari già abbondano di vasti argomenti come la stregoneria, la cottura del pane, l'ascendenza, la musica classica, e parlano persino di personaggi famosi che si chiamano tutti David.

Strumenti di newsletter come Steady rendono più facile tutto il percorso: puoi subito iniziare a pubblicare e a costruire il tuo pubblico o, se ne hai già uno, continuare a produrre i contenuti per cui la tua comunità ti ama.

Con Steady puoi scrivere, modificare e inviare newsletter gratuitamente. È possibile controllare le statistiche del pubblico e, se si sceglie di monetizzare, raccogliere i pagamenti senza dover costruire nessuna infrastruttura o un sistema di pagamento a parte. In poche parole, puoi inviare i contenuti al tuo pubblico in modo affidabile, senza i problemi dei social o le pressioni di una redazione tradizionale.

Cosa aspetti a lanciare la tua newsletter? Ci vogliono solo cinque minuti per impostare il tuo progetto con Steady. Comincia ora.