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Calcerò #05 - Di sogni, di coppe e di campioni

Applaudite le vincitrici delle finali europee tra gol (pochi), arresti (numerosi) e feriti (ancora di più), la Uefa arriva con il fiatone alla partita che più gli interessa. Che non si svolgerà in campo

Ciao a tutti,

bentornati a Calcerò-Il futuro del pallone, la piccola newsletter che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (no, solo uno, di una testata ricca di pubblicità, apparso tra le sponsorizzate di Facebook: buon lavoro colleghi, qui trovate qualche spunto, già lo sapete!) e che oggi vi raggiunge a campionati, coppe e scuole finite, nel pieno del mercato. Eppure, dopo avere applaudito i trionfatori europei – Real Madrid, Eintracht, Roma – c’è ancora una finale da giocare, quella più attesa da Calcerò.

Quale? Palla al centro.

REPETITA IUVANT

L’archivio dei numeri precedenti si può consultare qui. Chi volesse sostenere il progetto Calcerò può farlo cliccando a questo link: basta davvero poco.

Fischio d'inizio. Le finali di Champions League, Europa League ed Europa Conference League – all’anagrafe il nome completo è questo – si sono giocate rispettivamente a Parigi, Siviglia e Tirana nell’arco di 11 giorni tra il 18 e il 28 maggio. I numeri? 4 reti in totale, una partita decisa ai rigori (10 quelli calciati, 9 a segno), 36 minuti di ritardo sul programma per l’inizio della sfida di Parigi, un combinato di oltre 130 arresti e 280 feriti – e un’ottantina di respingimenti alla frontiera albanese – nelle tre città nei giorni di partita e di vigilia. Inoltre, 2700 persone in possesso di biglietto per la finale di Champions sono rimaste fuori dallo Stade de France e all’Arena Kombëtare di Tirana si sono contati 1488 posti vuoti a fronte di 18012 spettatori. Manca il dato di Siviglia, ma il concetto resta: Nyon, abbiamo un problema.

Più di uno, in realtà. Dopo un biennio di stadi chiusi o aperti in maniera parziale, la gestione della Uefa e delle varie autorità locali nel merito delle finali (ne ho scritto qui per Atlante di Treccani) è stata oltremodo deficitaria e per motivi molto diversi da evento a evento, segno che falle si possono trovare in tutti i gangli dell’organizzazione. La gestione dell’evento – stadi, biglietti, fanzone, forze dell’ordine – va rivista e aggiornata. La Uefa, che in genere non è prodiga di scuse, si è trovata nella condizione di dover fare pubblica ammenda per i fatti di Parigi. Non essendo abituata, lo ha fatto con una settimana di ritardo, anche perché in testa ha altro: la finale di luglio in Lussemburgo, presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Eccola, e qui entriamo nel vivo del gioco tenendo presente che quanto scritto sinora non è solo una premessa, dal momento che la gestione mediocre di certi eventi ha alimentato la pretestuosità delle critiche nei confronti della Uefa. Perché in quella finale, di fronte alla confederazione europea guidata da Aleksander Ceferin, c’è la European Super League, società privata di diritto spagnolo che mira a riorganizzare le competizioni continentali, i cui frontman sono sostanzialmente Florentino Perez e Andrea Agnelli assieme a Joan Laporta, dietro ai quali si trovano una serie di Don Abbondio pronti eventualmente a risalire sul carro. Ora, che del caso si inizi a dibattere in luglio è per il momento ancora una voce, ma comunque i tempi sono più o meno quelli: era il 31 maggio 2021 quando la Corte di giustizia europea comunicava di avere ricevuto dal 17° tribunale commerciale di Madrid una domanda pregiudiziale nell’ambito del contenzioso che oppone la Superlega a Uefa e Fifa (nella domanda pregiudiziale è citato anche il massimo organo internazionale) per violazione delle regole UE sulla concorrenza. Sul caso, incardinato con il numero di protocollo C-333/21, la pronuncia dovrebbe comunque arrivare entro la fine dell’anno e finirà per diventare la base giuridica del futuro del pallone europeo. Il punto è capire se lo sport (il calcio nel caso di specie, ma la pronuncia avrà ricadute più generali) sia soggetto alla stessa legge sulla concorrenza degli altri settori commerciali.

I prodromi della vicenda – gli accordi carbonari, il coming out dilettantesco, la reazione istituzional-popolare e le discese dal carro, la salita al trono Eca di Nasser Al-Khelaifi, le schermaglie al tribunale commerciale di Madrid e la saga da romanzo di quart’ordine sui rapporti personali tra Ceferin e Agnelli – sono noti, le contraddizioni notevoli e la propaganda sufficientemente fumogena, ma in tal senso perfetta per tracciare un solco: di qua o di là, con i buoni o con i cattivi, e ognuno scelga chi siano gli uni e gli altri, nella più classica logica divisiva di fazione.

COSA PUÒ DECIDERE LA CORTE?

In breve: l’oggetto del contendere è principalmente il potere che la Uefa ha oggi e che nel caso della Superlega ha esercitato per scongiurare, con minacce di esclusioni e sanzioni, il pericolo di una breakaway league, agendo come in regime monopolistico. Se quest’ultima interpretazione, che è poi quella di Esl, sarà accettata, va da sé che i cosiddetti “ribelli” (absit iniuria verbis, nel senso però che la parola “ribelli” non si senta offesa) l’avranno avuta vinta. Ma la pronuncia potrebbe invece concedere allo sport uno status peculiare legittimando il doppio ruolo della Uefa quale organizzatore e regolatore delle competizioni non in violazione delle norme antitrust, rafforzandone la presidenza attuale. Comunque vada non potrebbe vietare l’eventuale creazione di competizioni organizzate da entità differenti, e basta questo per capire che, a ogni modo, le tensioni sui paradigmi del futuro non si concluderanno con la pronuncia, nemmeno se la risposta dovesse essere sfavorevole a Esl. Banalmente: Esl potrebbe anche sfaldarsi, ma la spinta che ne è alla base no.

Dal punto di vista politico, Aleksander Ceferin è la figura maggiormente esposta. Più lui quale dirigente apicale che la Uefa stessa, perché la Uefa è una confederazione di federazioni riconosciuta dalla Fifa e una sua legittimità ce l’avrà sempre, a prescindere da come cambieranno la sua governance, le sue prerogative e i suoi compiti. Ciò che European Super League vuole è, abbastanza evidentemente, il potere di gestire e incassare dalle proprie competizioni per club, lasciando alla Uefa il ruolo che spetta appunto a una federazione. Non a caso è una lega, come del resto sono le leghe e non le federazioni – che svolgono un ruolo di sovrintendenza – a organizzare i campionati nazionali principali (la Lega di A per la nostra Serie A, la Premier League per il massimo torneo inglese, la Bundesliga in Germania, solo per citare alcuni esempi), così è il modello che Esl pretende per il calcio europeo. La Uefa non è destinata insomma a sparire in caso di pronuncia sfavorevole, tutt’altro. Ceferin, invece, sì, anche perché segnerebbe una totale sconfitta della sua linea politica, la durezza con cui ha gestito questa fase: il suo mandato scadrà a fine 2023 e la pronuncia nel suo caso farà tutta la differenza del mondo, tra l’essere riconfermato verosimilmente a furor di popolo o salutare la compagnia, perché non potrebbe essere lui a trattare con gli scissionisti.

Tra l’altro, la stampa statunitense ha raccontato un altro caso finito in tribunale e che coinvolge, in qualche modo, Ceferin e Perez. Brevemente: Charlie Stillitano, ex direttore esecutivo di Relevent Sports, società che ha un accordo con la Uefa per vendere i diritti statunitensi delle competizioni da essa organizzate nel periodo 2024-2027, ha sostanzialmente accusato Ceferin di avere contribuito alla brusca chiusura del suo rapporto con Relevent perché lo stesso Stillitano aveva intenzione di organizzare una serie di amichevoli negli States con Real Madrid, Barcellona e Juventus (che, peraltro,  nell'estate 2022 ci sarà per davvero: l'ha organizzata AEG). Aspetto, questo, indigeribile per Ceferin il quale lo avrebbe minacciato con un messaggio piuttosto eloquente che gli avvocati di Stillitano hanno inserito tra le prove (testuale: «The fact that you work with them means that me, Uefa or anyone I can influence on will not have any business or private relation with you until you’re on the other side»).

Così, visto che si parla infine e principalmente di denaro, la pronuncia potrebbe altresì cambiare alcuni programmi apparentemente già definiti, se ovviamente dovesse arrivare entro la fine dell’anno e verificare la posizione dominante della Uefa. A oggi sappiamo che nel 2024 partirà la Champions League con una nuova e discutibile formula alla quale aveva peraltro lavorato anche Andrea Agnelli. Quello stesso Andrea Agnelli che aveva partorito, da presidente Eca, anche la Conference League – che, partita come ultima ruota del carrozzone, oggi al ceto medio piace perché può vincerla: l’identità delle semifinaliste (Roma, Feyenoord, Marsiglia, Leicester) lo dimostra – e che oggi è al lavoro con i suoi sodali superleghisti per modificare il modello di torneo presentato malissimo nell’aprile 2021. Allo studio non c’è solo una competizione, ma più di una, per rendere in qualche modo il concetto vagamente meritocratico di promozione e retrocessione, per coinvolgere più club e per costituire un sistema in fondo piuttosto simile a quello che attualmente vede la contemporanea presenza di Champions League, Europa League e Conference League, fatti salvi i criteri di qualificazione.

Per questo motivo se le tempistiche della pronuncia della Corte di Giustizia UE saranno veloci (e se dovessero appunto essere favorevoli a Esl) potrebbe in linea teorica anche accadere che la nuova Champions non parta mai: sarà pur vero che il 2024 è dopodomani, ma è vero altresì che nel contesto attuale due anni abbondanti possono essere un tempo sufficientemente ampio per distruggere e ricostruire assetti che sono tali da decenni. La brama di denaro e potere è una leva capace di velocizzare ogni processo.

CAMPO PER DESTINAZIONE

  • Sono andato di lungo, pertanto le segnalazioni saranno più brevi. La prima è un libro di Annibale Gagliani, Sentenza Zidane (Battaglia edizioni): non una monografia, non un saggio, ma la costruzione originale della vicenda umana e sportiva di una figura calcistica psicologicamente non banale.
  • Siccome in questo numero abbiamo parlato di scontri di potere, vale la pena citare un vecchio giallo calcistico-fantascientifico del 2013 ma ambientato nel 2037: si intitola Il Paleocalcio, l’editore è Urbone publishing e l’ha scritto Enrico Unterholzner. A contendersi potere e denaro due confederazioni mondiali, la Wfc (ex Fifa) e la quasi carbonara Fcs (Federazione Calcio Spettacolo). Magari qualcosa vi torna. Tra l’altro, nel libro si preconizza anche la Var, esattamente così come poi è stato adottato.
  • Ero a Tirana per la finale di Conference League e, per The SpoRt Light, assieme a Francesco Caremani abbiamo deciso di analizzare la figura di José Mourinho nei tre pezzi che hanno composto la monografia del 28 maggio. Gli approfondimenti calcistici rappresentano parte integrante del piano editoriale di The SpoRt Light: le trovate qui. Fidatevi dell’oste: sono 30 euro all’anno davvero ben spesi.

Triplice fischio.

(Tenendo presente che, per usare una frase da meme, questa puntata della newsletter potrebbe invecchiare malissimo. Ma il punto non è azzeccarci, è tentare di capire).

Per suggerimenti, contestazioni, contributi, correzioni, segnalazioni: calcero.newsletter@lorenzolonghi.com

Ci rileggiamo l’11 luglio. Promessa solenne: Calcerò non rievocherà la finale di Spagna 1982.

Calcerò - il futuro del pallone è la newsletter mensile sul domani del calcio. Il giorno 11 di ogni mese arriva puntuale nella tua casella. È curata da Lorenzo Longhi