Passa al contenuto principale

S1 E8

LA NEWSLETTER DEL GIOVEDÌ DI ANDREA BATILLA

UMANO E COMPLESSO

PARIS FASHION WEEK DONNA INVERNO 25/26

Il fatto che la moda faccia molta difficoltà a costruire contenuti rilevanti è sotto gli occhi di tutti. La frase “La moda è morta” si sente nominare da persone diverse, in contesti diversi e oltre ad essere incredibilmente consolatrice ha la proprietà, come un tutorial su TikTok, di rendere tutto semplice.

La moda non è morta. È viva ma non gode di buona salute, non tanto per la crisi economica e di consumi che la attraversa ma perché è stata fatta a pezzi, alleggerita, liquefatta, gassificata da gente che la moda neanche sa cosa sia.

Le sfilate di Parigi, più che quelle di Milano, hanno fatto riflettere su quanto ci sia un livello di complessità che interessa sempre meno e di come la sfilata di Coperni alla Adidas Arena con 200 video gamers abbia avuto la stessa rilevanza mediatica di quella di Balenciaga, andata in scena un’ora prima. Il primo è un brand contemporary senza nessuna storia né pretesa di dire alcunché mentre il secondo è ancora uno dei marchi più rilevanti della moda. 

È semplice anche colpevolizzare il tritatutto dei social media che appiattiscono invece di approfondire. Ed è altrettanto semplice dire che non ci sono più i designer di una volta, i CEO di una volta, i fotografi e gli stylist di una volta.

La questione è molto più complessa e pur incrociando tutti questi aspetti non si risolve in nessuno di essi. Meglio partire da un esempio: la sfilata di Balenciaga.

Demna è un designer che fa riflessioni profonde che hanno avuto per molto tempo la qualità di sembrare estremamente popolari. Poi improvvisamente sono diventate molto impopolari per i noti fatti degli orsetti sadomaso. È quello il momento esatto in cui si è cominciato a fare molta confusione e a farla spesso volontariamente con l’intento di ingenerare caos. Siamo nel Settembre del 2022 e la prima uscita della sfilata di Balenciaga è Kanye West che il giorno dopo se ne esce con frasi antisemite. Le immagini di Kanye vengono rimosse da ogni video ufficiale del marchio. A Novembre esce una campagna fotografica di Gabriele Galimberti in cui dei bambini tengono in braccio orsetti di peluche con cinghie fetish che ricordano il mondo BDSM. Scoppia uno dei casi mediatici più potenti della storia della moda, seguito da un’altra controversia per la presenza di un foglio in cui è stampata una sentenza dove si parla di pornografia infantile, nella campagna per l’estate 2023.

Da tutto ciò il marchio è stato quasi distrutto anche se si fa fatica a capire come mai un orsetto leather sia pericoloso per la morale comune mentre la pratica dello sharenting, cioè l’esposizione mediatica di minori fatta dai genitori sui social, spesso per motivi economici, sia non solo legale ma ampiamente praticata e accettata. 

Leggere la complessità è difficile ma quando si affrontano temi difficili nella moda, semplicemente ci si rifiuta di farlo. Forse gli orsetti erano problematici ma in pochissimi hanno cercato di capire da dove arrivassero, quali fossero le vere motivazioni di queste scelte e perché il linciaggio mediatico è una pratica che non porta a niente.

Negli ultimi due anni Demna, direttore creativo del brand, ha mantenuto la sua posizione, assorbito il colpo e ricominciato ad usare la sua straordinaria capacità di fotografare le incongruenze del presente. Il resto del mondo della moda, spaventato, è arretrato su posizioni di retroguardia, conformiste e spente. Senza messaggi. Perchè questo fa la paura: zittisce.

Per continuare a leggere questo post è necessario l'abbonamento.

Scopri come abbonarti (Si apre in una nuova finestra)

Argomento REVIEW

0 commenti

Vuoi essere la prima persona a commentare?
Abbonati a LA MODA È UNA COSA SERIA e avvia una conversazione.
Sostieni