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Calcerò #15 - Acclamazione

Ci sono uno sloveno, una gallese e un italiano...

L’ultimo numero di Calcerò-Il futuro del pallone iniziava con un refuso già nel catenaccio (“Il Senato impegna il governo a sostenere la candidatura...” era uscito come “In Senato impegna...”). Male, malissimo. Succede, certo, ma la sensazione di sciatteria resta. Scusate.

Io sono Lorenzo Longhi (Opens in a new window) e l’archivio dei numeri precedenti si può consultare qui (Opens in a new window).

Iniziamo

I shot the sheriff

Così, com’era scontato, lo scorso 5 aprile a Lisbona Aleksander Ceferin è stato eletto per il suo terzo mandato alla presidenza UEFA. Eletto per acclamazione, essendo l’unico candidato: scadenza naturale 2027. Nulla di strano, considerando che le istituzioni apicali del calcio hanno generalmente presidenze personali lunghe quanto regni e, peraltro, in certi casi sono gestite in maniera simile. Nuovi, invece, i vicepresidenti nominati da Ceferin. Laura McAllister, ex calciatrice gallese, e Gabriele Gravina, presidente della FIGC.

But I didn't shoot no deputy

Le nomine dei vicepresidenti sono molto interessanti. Chi conosce la figura di Laura McAllister capisce benissimo che la sua scelta non è un omaggio al calcio femminile, sebbene ne sia stata una protagonista.

McAllister, classe 1964, professoressa universitaria e manager sportivo di lungo corso, è infatti un personaggio molto noto in Gran Bretagna anche per il suo stretto rapporto con la politica, che commenta su alcune testate per le quali scrive editoriali e che l’ha vista anche candidata anni fa per Plaid Cymru e presidente dell’agenzia governativa UK Sport. La BBC l’ha inserita fra le 100 donne più influenti del 2022 (Opens in a new window) e, per quanto certe classifiche dicano il giusto a livello internazionale, sono invece decisamente più rilevanti a livello interno. Ecco, appunto: non fu la politica nel Regno Unito la prima immediata alleata di Ceferin per contrastare il coming out della Superlega nell’aprile 2021? La sua nomina va letta in questo senso.

L’altro vicepresidente è invece ben noto in Italia, essendo Gabriele Gravina il presidente della FIGC. Nominandolo, Ceferin si è garantito un alleato sicuro, dal quale poter prendere e al quale poter concedere (ci sarà, a settembre, l’assegnazione di Euro 2028 e 2032), l’alleato di un Paese che dal punto di vista della politica calcistica in Europa conta ancora qualcosa, sebbene non certo come un tempo, ma che è in caduta libera. Per Ceferin una scelta che marca un’alleanza con Gravina che, da presidente federale, in realtà rappresenta un movimento la cui Nazionale ha saltato due Mondiali di fila (il secondo con lui al comando) e, pur avendo vinto un Europeo, non sembra affatto florido a livello di scelte manageriali. Di più: in questo momento, il calcio italiano, intendendo quello di club, si appresta a mesi particolarmente difficili nei quali la stessa gestione della giustizia federale rischia più di un passo falso. Più che concentrarci sui motivi che hanno spinto Ceferin a scegliere Gravina, abbastanza chiari, sarebbe utile capire quale spinta ha consigliato invece Gravina a legarsi con Ceferin proprio in un momento nel quale dovrebbe guardare prima di tutto in casa propria.

You'll follow me down

Se cadrà Ceferin, si farà malissimo anche il presidente FIGC, ma vale anche il contrario, ovvero se l’avvocato sloveno rafforzerà la propria posizione in qualche modo, Gravina lo seguirà. Detto questo, nei mesi che arriveranno l’UEFA si troverà al cospetto di diversi momenti topici, a partire naturalmente dalla attesa pronuncia della Corte di Giustizia Europea sul quesito pregiudiziale posto dal Tribunale commerciale di Madrid in merito alla potenziale violazione delle norme antitrust, il caso Superlega insomma. Nei giorni precedenti la rielezione, Ceferin ha proseguito nella sua gestione muscolare della vicenda, con un’intervista alla testata slovena Ekipa i cui highlights sui casi che coinvolgono Barcellona e Juventus tutti abbiamo letto, lanciando peraltro quella che i complottisti hanno letto come una minaccia nei confronti del Real Madrid, quel “vedremo se anche il terzo (club che propugna la Superlega, ndr) avrà qualcosa” che effettivamente ha un che di intimidatorio, e di sicuro poco si addice a un presidente UEFA. Ma tant’è: una lotta di potere non prevede fair play.

Che l’UEFA abbia tutto l’interesse ad affossare l’immagine di chi vi ha opposto un differente modello è nella logica delle cose, ma lo è anche la reciprocità, e così attraverso un’altra testata slovena, Prava, ha scritto di una presunta falla nel curriculum di Ceferin il quale, secondo la ricostruzione, avrebbe millantato la presenza per cinque anni nel CdA dell’Olimpia Lubiana. In Italia siamo tristemente abituati a ridere di queste cose (quanti politici hanno prosperato nonostante falsità acclarate nel CV?), ma altrove si distruggono carriere (in questo caso, se Prava avesse ragione, Ceferin non avrebbe potuto avere accesso alla carriera che si è costruito, in assenza di un requisito essenziale), soprattutto quelle di chi si pone come puro. A sensazione, e giudicando alcuni movimenti, questa sarà solo la prima di una serie di accuse, più o meno imbarazzanti, che verranno mosse al presidente UEFA.

Desert rose

Sarebbe il caso di aggiungere, qui, che il rapporto tra Ceferin e Al-Khelaifi, in tempi di Qatargate, non pare essere esattamente la miglior lettera di presentazione di chi, nello sport, sostiene di voler difendere i valori europei. Le stesse aperture di Ceferin su una modifica delle regole sulle multiproprietà (il pretesto è l’interesse di Qatar Islamic Bank, partecipata in maggioranza da Qatar Investment Authority, nei confronti del Manchester United) appaiono sufficientemente imbarazzanti se inserite in questo contesto e considerando l’identità dei portatori di certi interessi.

Jaque al rey

Detto ciò, aspettiamoci un futuro diverso dal paradigma attuale per quanto concerne l’UEFA e i club che, se consociati, appaiono pronti allo strappo. Due, tre, cinque anni. Dieci anni fa, era il 2012, lo scriveva qualcuno di cui, negli ultimi anni, si è parlato parecchio, e spesso non benissimo.

Molto rilevante è certamente il ruolo recitato dalle Leghe nella definizione dei contratti di sponsorizzazione e di cessione dei diritti televisivi, trattandosi di voci (specialmente la seconda), molto rilevanti sul fronte dei ricavi. Dal punto di vista ordinamentale, le Leghe non sono riconosciute né a livello nazionale sportivo e neppure a livello internazionale [...], ma nonostante tutto hanno una forte autonomia organizzativa e di rappresentanza. La rilevanza economica e la compattezza raggiunta a livello associativo, porteranno di sicuro in un prossimo futuro a riconsiderare a tale ruolo a livello sia interno che internazionale, sul modello dello sport americano.

A chi appartiene questa visione antifederale? Potete scoprirlo qui (è al capitolo 7) (Opens in a new window), sempre che riusciate a non bloccarvi al cospetto dello sconsiderato utilizzo della grafica e del font del frontespizio. 

Accanto al nome c’è anche la ®, tanto per far capire che è una cosa seria.

Un indizio? Non è Agnelli, non è Perez, non è Laporta, ma un nuovo vicepresidente di una nota confederazione calcistica continentale.

Triplice fischio. 

PLAYLIST

I shoot the sheriff (Opens in a new window) (Bob Marley)
You’ll follow me down (Opens in a new window) (Skunk Anansie)
Desert rose (Opens in a new window) (Sting)
Jaque al rey (Opens in a new window) (Ska-P)

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Ci rileggiamo l’11 maggio.

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È curata da Lorenzo Longhi (Opens in a new window)