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Calcerò #01 - Fischio d'inizio

Scontri di potere, tribunali, elezioni, assegnazioni, riforma dei calendari, il primo Mondiale autunnale: ecco perché tutto si gioca di qui al 2024

Prima di tutto, un saluto: questo è il primo numero della newsletter Calcerò - il futuro del pallone e desidero dare il benvenuto a tutti voi che, sulla fiducia, avete deciso di iscrivervi. Grazie davvero. Fine del prologo: entriamo in campo.

Calcerò è un verbo declinato al futuro, e di futuro parleremo, perché gli ultimi mesi hanno messo in agenda una serie di temi che rendono il biennio 2022-2023 di fondamentale importanza per il domani del calcio. Il Mondiale in Qatar, in programma dal 21 novembre al 18 dicembre, ci condurrà a dodici mesi nei quali programmi, idee, alleanze e colpi di scena alimenteranno la guerra di posizione tra Fifa e Uefa, dal momento che entrambi i mandati di Gianni Infantino e Aleksander Čeferin scadranno nel 2023, e alla ridefinizione dei calendari internazionali, considerando che l’attuale ciclo terminerà nel giugno 2024.

Infantino sarà il primo a scadere. L’elezione del nuovo presidente Fifa è prevista per il 74esimo congresso, che si terrà nella seconda metà del 2023 in Australia o Nuova Zelanda e il manager svizzero ha iniziato a muovere le pedine in quella che, nella sua visione, è la fase centrale del suo mandato. Centrale, sì, perché la storia della presidenza Fifa racconta di regni lunghissimi: seppure in periodi storici differenti, Stanley Rous restò in carica 13 anni ai quali seguirono i 24 di João Havelange e i 17 di Joseph Blatter, chiusi questi ultimi con il Fifa-gate. È il tempo che serve per poter incidere e, in questo senso, l’idea di cambiamento che Infantino ha in mente è chiara - moltiplicare i grandi eventi marchiati Fifa per moltiplicare gli introiti da distribuire - ma la strategia è, forse volutamente, nebulosa: nel 2020 l’attuale presidente Fifa ha annunciato e lanciato il Mondiale per club allargato a 24 squadre (chi lo ricorda? L’ultimo indirizzo conosciuto è un’intervista alla Afp, febbraio 2021), quindi nel 2021 ha puntato tutto sull’idea del Mondiale a cadenza biennale. Sia l'una, l'altra o una terza, ciò che Infantino vuole è di sicuro l’aumento delle competizioni organizzate dalla Fifa e il motivo è economico: in un ciclo quadriennale, la confederazione internazionale guadagna circa 4 miliardi di dollari, in gran parte provenienti dal Mondiale, mentre ad esempio la Uefa, dalle sue competizioni e nel medesimo periodo, porta a casa quasi 11 miliardi. Una situazione intuitiva, considerando che le confederazioni continentali organizzano anche le competizioni per club (e per la Uefa la Champions è la gallina dalle uova d’oro), ma in ottica di potere significa sostanzialmente che il signore intasca meno del vassallo.

Tutto si gioca lì: Infantino ha già aumentato di un terzo il numero delle partecipanti alla Coppa del Mondo (il Mondiale in Qatar vedrà in campo 32 squadre, United 2026 ne avrà 48) e con questa mossa si è garantito un buon numero di voti in chiave rielezione da parte delle confederazioni meno ricche, riattivando le vecchie e storiche alleanze che portano voti su voti. La confederazione africana (Caf, che già organizza a cadenza biennale la Coppa d’Africa) e quella asiatica (Afc) lo sostengono e vedono di buon occhio anche l’ipotesi del Mondiale biennale, a prescindere dagli studi di fattibilità che raccontano magnifiche sorti e progressive per le casse della Fifa e, a cascata, per le confederazioni. Così pure non osteggerebbero il piano schegge sparse tra Europa e Sudamerica - dove Uefa e Conmebol hanno già detto un chiaro no - perché il fronte non è mai granitico, e la Concacaf - perché lì si giocherà United 2026 - non ha particolare interesse ad affrontare la Fifa in questo frangente. I testimonial di campo, a Zurigo, poi non mancano: da Wenger, che è a capo dell’area Global football development, a Luis Nazario Ronaldo, il Fenomeno, che non perde occasione per appoggiare l’idea di un nuovo Imc, International match calendar.

Lo slogan è semplice: chi non vorrebbe una fetta più sostanziosa se la torta fosse più grande?

La Uefa, prima di tutto, perché di torta ha già la sua e sa che il Mondiale biennale le toglierebbe un po’ di farcitura, anche se per ipotesi pure l’Europeo dovesse raddoppiare. Non è tanto una questione di prestigio, ma proprio di allocazione delle risorse provenienti da broadcaster e sponsor. La Uefa sa però anche che all’ipotesi, a meno di rapide fughe in avanti difficili da immaginare - servono modifiche di statuto, discussioni, voti. Pertanto entro il 2024 non cambierà nulla, ma da oggi a quella data la Fifa ha tutto l’interesse di mostrare la volontà di ampliare le partite che contano e che hanno appeal e di forzare per strappare una competizione in più, sia essa per club o per nazionali, magari anche una riedizione più matura e ricca della vecchia Confederations. 

«Football is about hope, about national teams, about the country, about the heart»
https://www.youtube.com/watch?v=YZCLg9vOkzQ

Lo ha detto Infantino poche settimane fa al Consiglio d'Europa. Già, proprio lì dove, come si evince dal video, ha detto anche altro, una ciclopica stupidaggine sull’immigrazione che non è passata inosservata su media e social, ma che non ha sortito alcun effetto reale sull’immagine di Infantino. Il quale ha subito spiegato come il discorso non riguardasse il Mondiale biennale, come se il punto fosse quello e non l'irresponsabile e folle collegamento tra le morti in mare e il calcio. Infantino, peraltro, dal punto di vista geopolitico è già un passo avanti: da alcune settimane ha trasferito la propria residenza e parte della famiglia a Doha, in Qatar, proprio dove a fine anno si giocherà il Mondiale, nel Paese in cui la dinastia regnante è prezioso alleato di Čeferin.

Difficile che la mossa sia sfuggita al presidente Uefa, sloveno con cittadinanza britannica, altro numero uno in scadenza. Il suo 2022 perciò è iniziato con la mossa del cavallo a uso e consumo delle sue federazioni, ovvero la decisione di affiancare l’assegnazione di Euro 2028 a quella di Euro 2032, per i quali sono già aperte le manifestazioni di interesse e le cui sedi verranno decretate contestualmente nel settembre 2023, appena prima delle nuove elezioni. Ottima sponda per il sodale Gravina, la cui Figc avrebbe rischiato la bocciatura per il 2028 (per l’impiantistica, caso San Siro in primis, ma anche perché Regno Unito e Irlanda per allora non sembrano avere rivali) ma può giocarsela per il 2032, ma anche un modo per segnare il terreno mettendo sul tavolo quelli che nella briscola si chiamano “fermini”. Sulle date, sulle sedi, sul rapporto con le federazioni amiche. Sin qui tutto bene.

Poi però Čeferin deve fare i conti con un paio di problemi, tutti riguardanti le competizioni per club: il primo riguarda la nuova Champions League che dovrebbe partire nel 2024, nuovo format tutt’altro che esaltante, il secondo è l’attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla questione pregiudiziale posta dal Tribunale del Commercio di Madrid: si chiede di accertare se la natura di regolatore e organizzatore dell’Uefa sia in contrasto con le disposizioni europee in tema di divieto di pratiche concordate e di divieto di abuso di posizione dominante (il testo è nel link sottostante). Il caso Super League insomma.

https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=246272&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=3035177

Ora, posto che entrambe le parti in causa - i club restanti nel progetto e l'Uefa - sono certe delle proprie ragioni, e che l’Uefa ha trovato l’appoggio del Parlamento europeo il quale ha licenziato una risoluzione contro le competizioni sportive chiuse, è evidente che una delle due riceverà dalla Corte un esito negativo inatteso e ciò avrà conseguenze. Se le cattive notizie dovessero arrivare per i club che propongono la Super League, Čeferin avrebbe di che esultare e punire. Ma se fossero negative per l’Uefa, a medio termine si andrebbe verosimilmente a ragionare su un futuro in cui il calcio sarà più in mano alle leghe che alle federazioni, mentre nel breve termine significherebbe quasi sicuramente la caduta di Čeferin. Non tanto per la potenziale mancanza di sostegno (anche qui: una federazione, un voto), quanto piuttosto perché una sconfitta interna della Uefa - che per scelta del suo presidente è andata allo scontro evitando qualsiasi mediazione o dialogo con i club - significherebbe per la confederazione ritrovarsi più debole al cospetto degli appetiti della Fifa proprio quando la Fifa pretende di più. Sia chiaro: anche la Fifa compare nella domanda pregiudiziale di cui sopra, ma è l’Uefa ad avere più da perderci.

In questo senso molto dipende dai tempi. Non vi sono certezze su quando la Corte si pronuncerà - voci parlano della seconda parte del 2022, ma non si esclude nemmeno che arrivi all'inizio del prossimo anno (comunque prima del termine della stagione agonistica 2022-23) e ciò significa che più sarà prossima alle elezioni, maggiore sarà il suo effetto. Posto che comunque la Corte non può vietare l'impresa privata - però può blindare l'Uefa e, di fatto, rilanciare Čeferin - un sondaggio pubblicato il 22 ottobre da The Athletic raccontava bene come i club europei considerassero la partita tutt'altro che chiusa. Condotto in forma anonima e destinato ai club delle massime divisioni di tutte le 55 federazioni europee (ma senza specificare in quante effettivamente avessero risposto), il sondaggio mostrava come appena il 18% dei club interrogati considerasse il progetto morto e che il 44% ritenesse che la nascita di una eventuale Super League non avrebbe avuto effetti né positivi né negativi sul proprio club. 

Ecco perché tutto lascia pensare, oggi, che il 1 luglio 2024 il calendario internazionale per club e nazionali, per competizioni e  format, non sarà quello che al momento si prospetta.

CAMPO PER DESTINAZIONE

https://www.facebook.com/thesportlightnewsletter

(nb: il campo per destinazione è destinato a chi non è, o non è ancora, in campo. Allenatori, assistenti arbitrali, altri giocatori. Ed è il titolo di un gustoso libro di Carlo Martinelli. Mi sembrava il titolo migliore per introdurre le segnalazioni più interessanti relative a ciò di cui la newsletter non si occupa direttamente e rimandare alle voci - e non sono poche - di coloro che stanno facendo un ottimo lavoro, ma non hanno la vetrina che meritano perché questo ecosistema malfunziona così).

Triplice fischio, per oggi chiudiamo qui.

Trattandosi della prima uscita, tanti aspetti sono senz’altro migliorabili, ma è un inizio. Chiunque volesse suggerire, contestare, contribuire, correggere, segnalare, può scrivermi direttamente qui: calcero.newsletter@lorenzolonghi.com

Ci rileggiamo l’11 marzo con un’uscita distopica, o forse nemmeno tanto. Alla prossima!

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