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MAG #15 

BURN-OUT 🚒

Negli ultimi due numeri di MAG abbiamo aperto insieme  alcuni cassetti del grande “armadio” del benessere emotivo al lavoro, concentrandoci su quelle convinzioni che ci condizionano in modo negativo.

Oggi andiamo a rovistare ancora più a fondo parlando di un tema che, secondo le ricerche, affligge il 52% dei lavoratori: la sindrome da burnout o sindrome da lavoro correlata.

Ormai sapete che ci piace partire dalle definizioni, vi riportiamo quindi quella dell’OMS: "Il burn-out è una sindrome concettualizzata come risultato di uno stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo.

È caratterizzata da tre dimensioni:

  • sentimenti di esaurimento energetico,
  • aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo legati al proprio lavoro,
  • riduzione dell'efficacia professionale.

Cerchiamo di capire meglio

Come spiega molto bene questo post di factanza si tratta non solo dell’esaurimento delle proprie risorse mentali, ma di veri e propri sintomi fisici che mettono in luce come il corpo non sia in grado di reggere elevati livelli di stress per lungo tempo.

Perché è importante parlarne?

Il burnout è una di quelle sindromi insidiose a causa della sua silenziosità, specialmente agli inizi in cui i sintomi si confondono facilmente e tendono ad essere sottovalutati.

La tendenza a sottovalutare l’importanza della salute mentale è purtroppo più comune di quanto si pensi, secondo i ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del King's College, la disabilità e la mortalità causate dalle malattie mentali nel mondo sono sottostimate di oltre un terzo.

Questo avviene per lo stigma sociale e culturale che ancora circonda il tema della salute mentale e che porta con sé un senso di vergogna nell’ammettere a sé stessi e di conseguenza agli altri la presenza di un problema.

Nel caso del burnout, a rendere ancora più complessa l’apertura al tema, si aggiungono alla vergogna il senso del dovere e del valore che riguardano il lavoro ed il proprio ruolo professionale. Concezioni che come abbiamo visto negli ultimi due numeri di MAG (puoi ritrovarli qui: #13 - #14) portano a circoli viziosi dannosi.

Abbattiamo il silenzio e capiamo insieme i campanelli d’allarme da riconoscere 🔔

Diversamente da come si potrebbe pensare la salute mentale non impatta solo la mente ma ha degli effetti, a volte anche gravi, su tutto il corpo. Questo - specialmente agli inizi dello sviluppo della sindrome da burnout - ci permette, con la giusta attenzione e consapevolezza (un pò come funziona con il libretto della macchina) di leggere le spie di pericolo. 🚨

Eccone alcune:

  • Stanchezza;
  • Insonnia;
  • Tachicardia;
  • Mal di testa;
  • Nausea;
  • Inappetenza;
  • Dolori e problemi digestivi;
  • Senso di soffocamento;
  • Poca lucidità

Inoltre, dall’archivio delle nostre esperienze ci è stata segnalata un’altra spia molto insidiosa importante da riconoscere:

Il sentirsi bene quando si lavora.

Vi siete un pò persi?🧐 Ora articoliamo meglio.

Quando si è in burnout si patisce molto il senso di colpa di non star facendo abbastanza, le liste di “to do” infinite e che continuano a crescere e la costante sensazione di rimanere indietro. L’ansia di non essere abbastanza brav* o capace spinge ad accantonare ciò che non riguarda il lavoro come affetti e hobbies ed è per questo che il momento in cui ci si sente meno peggio, è proprio mentre si lavora.

Riconoscere queste spie il prima possibile e non sottovalutarle è importante per agire prontamente ed evitare gli effetti più dannosi e rischiosi della sindrome da burnout come disturbi d’ansia, depressione, malattie cardiache e diabete.

(Se riconosci molte delle spie qui indicate potrebbe essere che tu stia soffrendo della sindrome da burnout. Chiedere aiuto in questo caso è estremamente importante, ti consigliamo a riguardo Unobravo)

Cosa possiamo fare noi per prevenire la sindrome da burnout ed agire in caso di prime spie accese? 🚓

Per ora è tutto...

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